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Palazzo Ceccoli - Locatelli
     
Terminati i lavori nel Palazzo Ceccoli Locatelli, ora l'immobile è tornato ai suoi antichi splendori.  
   
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Sono terminati i lavori avviati nel 2003 dalla Lugo Immobiliare Spa e ora, finalmente, la piazza centrale di Lugo riavrà così uno dei suoi immobili più importanti.

Storia

II palazzo fu edificato tra la fine del XIX e il primo decennio del XX secolo su progetto dell'Ing. Linari che fu allievo di Giuseppe Mengoni, autore della Galleria Vittorio Emanuele di Milano. Gli ambienti del piano terra erano precedentemente utilizzati dalla farmacia Locatelli, creata sicuramente prima del 1813. La parte compiuta della facciata su piazza Baracca, coperta parzialmente dal preesistente porticato, è databile al 1906, ma non si sa per certo se quella attuale fosse stata scelta come soluzione definitiva.

La facciata del palazzo su Piazza Baracca è un significativo esempio di eclettismo in stile rinascimentale ferrarese. Tutte le aperture sono accentuate con mostre sagomate in cotto rosso. La parte inferiore dell'edificio, che funge da basamento, è scandita dalle aperture dei negozi e dal portone principale di ingresso ai cui lati sporgono due grosse mensole che sostengono il balcone sovrastante; nel parapetto sono presenti decorazioni a "grottesche" in bassorilievo. Il primo e secondo piano sono contenuti in un ordine gigante composto da quattro lesene con capitelli corinzi.

Nella trabeazione trovano posto le finestre tonde ed ovali dell'attico e il cornicione lavorato a dentelli, ovuli e mensole. La porta-finestra del balcone è sormontata da tre medaglioni posti dal Linari a ricordo dal suo maestro Giuseppe Mengoni.

Dagli studi effettuati negli scavi

Con l?intervento sul Palazzo Ceccoli Locatelli, per la prima volta a Lugo è stato possibile indagare stratigraficamente un'area di circa 1000 metri quadrati: si tratta di un intervento di particolare interesse, che ha permesso di conoscere approfonditamente una zona di vitale importanza per la città.

Lo studio dello scavo ha permesso di riconoscere nell'area una forte connotazione artigianale fin dagli inizi della sua occupazione, ipotizzabile almeno a partire dalla prima metà del XIV secolo. Le prime tracce di frequentazione sono emerse principalmente nella zona sud-ovest, dove si sono rinvenute una serie di buche e avvallamenti riempiti da paglia e ramaglie alternati a strati limo argillosi e ad argilla grigia. Si tratta probabilmente di un'area di servizio collegata ad un'ampia corte situata nell'area nord che ospitava una serie di strutture artigianali testimoniate da consistenti depositi di terreno tubefatto, aree di concotto, residui carboniosi, scorie, frammenti di ferro e di vetro, nonché tracce di focolari. Il rinvenimento di pilastri in muratura sui lati ovest e nord permette di ipotizzare che forse nel tardo XIV secolo almeno una parte di questo spazio fosse delimitato da un portico, in seguito chiuso con strutture murarie.

Nel XV secolo tutta l'area nord subisce una serie di interventi che ne modificano l'assetto planimetrico; sul lato est è leggibile un'articolazione in ambienti, alcuni dei quali avevano in parte conservato la pavimentazione in laterizio; esternamente ad essi si trovava una cameretta in muratura con tracce di copertura a volta, rinvenuta fortunatamente integra, il cui riempimento era costituito da resti di pasto e da numerosissimi frammenti ceramici e vitrei, nonché da oggetti ancora ben conservati, parte dei quali è qui esposta.

Che il carattere artigianale di quest'area sia perdurato nel tempo emerge inoltre da altri elementi: ad esempio uno dei tanti pozzi documentati ha restituito, oltre a frammenti ceramici e vitrei, un cospicuo numero di lacerti di tessuto, probabilmente lino e canapa. Ulteriore testimonianze di lavorazioni artigianali è la vasca interrata, con pozzo annesso, intonacata all'interno e con un catino ancora inserito nella pavimentazione, che doveva servire per sgottarne il contenuto. Questa struttura si addossava al limite nord di un grande edificio quadrangolare collocato al centro dello scavo che fu diviso in seguito in due ambienti rettangolari. Presumibilmente nel XVI secolo due strutture murarie realizzate in appoggio a questo edificio, allungarono verso sud lo spazio edificato.

Le tracce di occupazione più recente, attribuibili al XVII - XVIII secolo, sono state asportate dalla costruzione degli edifici novecenteschi, in seguito abbattuti; queste fasi sono documentate unicamente da alcuni pozzi, anch'essi ricchi di materiale ceramico.

Lo studio di questo importante intervento archeologico permetterà di delineare l'evoluzione di questo quartiere e lo svolgersi della vita quotidiana a Lugo tra Medioevo ed età Moderna. All'analisi dello scavo si affiancherà lo studio dei resti di pasto (ossa, semi) rinvenuti nei pozzi, che svelerà le abitudini alimentari e l'economia della città, mentre il riconoscimento dei pollini prelevati con il terreno delineerà il tipo di vegetazione che caratterizzava Lugo nei secoli passati.

I numerosi pozzi rinvenuti nell'area di scavo hanno restituito un cospicuo numero di oggetti che possono essere ricompresi in un periodo che va dalla seconda metà del XIV secolo a tutto il XVIII secolo. Si tratta di utensili utilizzati quotidianamente nelle cucine per la cottura dei cibi, come la pentola invetriata, o la loro conservazione, come la ciotola ed il piatto ingobbiati dipinti con striature verdi e brune o la saliera monocroma bianca. Di notevole pregio sono le suppellettili destinate alla tavola, come le ciotole, i piatti ed i boccali smaltati, decorati con stemmi, soggetti floreali o figure di volatili e con lettere di tipo gotico. I materiali presentati si possono assegnare tutti al XV secolo.

Oltre alla ceramica, lo scavo archeologico ha restituito anche un notevolissimo numero di recipienti in vetro. La maggior parte degli oggetti recuperati è costituita da stoviglie per la tavola, in particolare calici, bicchieri a fondo piano e bottiglie. Completano la selezione dei vetri un gruppo di fiale, utilizzate come contenitori di profumi, unguenti e farmaci; queste erano utilizzati come oggetti " a perdere": il contenuto veniva infatti sigillato al loro interno e per aprirle si doveva spezzare la parte sommitale, rendendole così inutilizzabili.

In alto: Palazzo Ceccoli - Locatelli come si presenta ora.
Sopra: Un particolare dell'immobile.
     
 
   
 
   
   
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